Translate

sabato 11 febbraio 2023

Piero Montanari, a colloquio con un maestro.

Un'intervista inedita 

- di Andrea Ciaffaroni-


Ho conosciuto Piero Montanari, scomparso lo scorso 9 febbraio, il 25 agosto del 2006. Ci eravamo sentiti qualche mese prima per una coincidenza fortuita, perché da qualche parte avevo trovato il suo indirizzo e-mail e gli avevo scritto una lettera di complimenti per il suo lavoro fatto per i film di Stanlio e Ollio, e chiesto dove avrei potuto recuperare quelle musiche. Piero non solo mi rispose, ma mi invitò al suo studio a pochi isolati dal Colosseo per conoscerci e fare due chiacchiere. Il suo studio di registrazione era in disuso da tempo, e mi sembrò un bunker sotterraneo. Prima della sala, notai uno scaffale con numerosi dischi e diversi faldoni d’archivio. Sorpreso del mio interesse al suo lavoro, durante il nostro incontro Piero ricorreva a volte a questi faldoni per ricordarsi qualche data e dettagli di quel lavoro di sonorizzazione che ormai aveva accantonato: per me, era una totale scoperta, a cominciare dai titoli dei brani, e che un disco di sonorizzazione di quel materiale in effetti era stato messo in commercio per la Fonit Cetra (“Nuovo Repertorio Editoriale”) oggi un pezzo da collezione. Quel giorno gettammo il seme di quello che poi è diventato il doppio CD con le sue musiche che realizzammo insieme a Rai e DigitMovies, dopo una gestazione di quattro faticosissimi anni di ricerche, recupero, e contrattempi. 


Quella con Piero fu anche la prima intervista mai fatta in vita mia; le mie domande ingenue e la totale disorganizzazione devono avergli fatto tenerezza, senza farmelo pesare. Avevo solo 24 anni. Fu gentilissimo e probabilmente più entusiasta di me. “Era bello”, mi disse, “avere dei fan”. Io andai da lui senza prepararmi: bassista di prim’ordine da quando aveva diciotto anni, Piero aveva lavorato con tantissimi nomi noti della canzone leggera e del jazz, ma difficilmente era identificabile nei credit. Gli appassionati però lo conoscevano, e nutriva una certa stima. Quando lo intervistai, era inattivo da un po’, e mi parlò apertamente anche di questa crisi.

 

Per me, Piero Montanari era il nome che avevo letto nei titoli dei programmi di Giancarlo Governi. “Due teste senza cervello”, dedicato a Laurel e Hardy, “Pianeta Totò”, “Italiaride”, “Supergulp!”, “C’era una volta …io, Renato Rascel”. Ma poi scopro che da bassista è stato a fianco di Little Tony, i Vianella, Francesco De Gregori, Pino Daniele, Ivan Graziani, Renzo Arbore, Renato Zero ecc. e accompagno concerti e serate varie di Claudio Baglioni, Gigi Proietti, Tony Scott, Romano Mussolini.

 

Avevo paura di andare troppo nel dettaglio, e oggi mi rendo conto che fu un grave errore non farlo. Le sue storie fantastiche per fortuna le ha raccontate lui stesso nel suo blog e in altri portali che lo hanno ospitato per anni, ma intanto questo è quello che ricordò per me, sul suo lavoro per Stanlio e Ollio.

 

Appena mi fece accomandare, partì subito dicendomi: “Io ho avuto diciamo l’incarico di fare questi film dalla RAI stessa, la RAI aveva comprato i diritti [dei film di Stanlio e Ollio], ed aveva dato l’incarico a me in virtù del programma che poi avremmo fatto, di fare una sonorizzazione generale di tutto questo materiale”.

 

- Tutti quei film, una cosa monumentale.

 

- Sì, monumentale, io mi sono messo a fare tutta una serie di brani, che secondo me se tu senti sono abbastanza ripetitive… Cioè la mia musica la riconosci… è molto famosa perché io l’ho utilizzata per tutti i loro film. Pensa che c’era addirittura un musicista che lavora in RAI, si chiama Giampaolo Anellino, un bravissimo chitarrista che faceva un piccolo intermezzo in quei programmi che faceva Michele Bovi su Raidue sui personaggi dello spettacolo e della canzone; faceva delle monografie come quelle di Giancarlo [Governi], come Caterina Caselli, Lucio Battisti… Una volta questo chitarrista ha fatto un pezzo mio, perché sento in TV “Ad un vecchio amico”…[composta da Piero per L&H]. L’ho cercato, Michele Bovi mi da il telefono di questo ragazzo, un musicista molto bravo, e gli dico, “Sei molto gentile ad aver suonato un mio pezzo”, e lui, “Ma come, scusa, quale pezzo?”, “Questo qui”, “Ma come tuo, non è di Stanlio e Ollio?”, e gli dico, “Guarda no”, e mi fa, “Io ero convinto, ah complimenti un pezzo bellissimo”. E’ stato carinissimo, ci siamo spesso detti di incontrarci, ma non ci siamo mai visti. 

Però se devo essere sincero, che io mi ricordi io non ho una memoria musicale di cose importanti di Stanlio e Ollio, se non il “Cuckoo Song” e poi “Guardo gli asini che volano nel ciel”.

 

- Ah sì, “I Diavoli Volanti”.

 

- Eh, “I Diavoli Volanti”, altre cose famose della loro musica io non le ricordo. Erano più che altro giochi musicali, erano uno stile dell'epoca di sonorizzare i film, cioè la colonna sonora era continua, quindi noiosa, ti accorgevi della musica solo quando smetteva per qualche ragione.

 

- Erano due gli autori che lavoravano sempre con Stanlio e Ollio. Uno era Marvin Hatley.

 

- E quell'altro come si chiamava?

 

- Leroy Shield, che ha fatto brani musicali a "tema" come ha fatto lei, mentre Hatley ne scrisse per delle specifiche scene, ecc.

 

- Lui faceva quello che si chiamava lo “score” musicale, il film. Io invece ho fatto dei temi e poi li ho applicati sulle scene, a volte cercando di far capitare un inizio o una fine del pezzo, quindi ripetevo, tagliavo, è stato un lavoro di cesello, perché non avendo la misura esatta, a me piace molto fare dei sincronismi o quanto meno far finire la musica quando è finita la scena, e non tagliarlo sfumato. Ed allora spesso mi ricordo a volte col montatore, che ho rivisto tra l'altro qualche settimana fa, un montatore con cui ho montato la musica di tutti questi film di Stanlio e Ollio, che lavorava a Via Antonelli all' EDI FILM [Oggi “Video Sound Service”]...

 

- Si chiamava?

 

- Lui si chiama Nuccio Di Staso, noto solo come Nuccio perché lavora a Cinecittà, e sai questa gente del cinema, tra le maestranze si chiamano per nome, il cognome è molto poco usato! Quindi questo Nuccio ha lavorato per anni a Via Antonelli e si è occupato di tutta la riedizione dei film di Stanlio e Ollio: c'era anche una sala di doppiaggio dove Giorgio Ariani e Enzo Garinei venivano a doppiare, mentre io ero nelle altre stanze con la moviola, quella classica con i rulli e con i piatti... E praticamente lì abbiamo fatto tutto il lavoro di sonorizzazione, di applicazione, poi la musica veniva trascritta da nastrino su un nastro magnetico che era largo quanto la pellicola [16 o 35mm] e poi veniva infilata nella banda sonora, e io lì mi organizzavo a seconda dei sincronismi, cercavo di rispettare le scene. Mi rendevo conto, facevo un lavoro, praticamente avevo una 20-25na di brani in tutto, fra le varie versioni, ed avevo delle possibilità, tipo mandare un brano lento dello stesso tema quando era triste, poi la situazione andava veloce, allora stesso tema rifatto veloce.

 

- Come in “Habeas Corpus” dove loro erano dentro un cimitero a recuperare un cadavere, lì ha messo una musica specifica del terrore diciamo.

 

- Sì, bravo...bellissimo “Habeas Corpus”. Quanto meno ho cercato di rispettare diciamo le situazioni di, che so, loro stanno in una situazione di terrore, e quindi ci mettevo una musica di terrore. Cioè io le avevo previste, mi ero prefigurato una serie di cose, comiche, tristi, allegre, di relax, e quindi anche di tensione. E poi le ho montate a seconda...

 

- Si chiamava “Blues March” quello per il tema militare?

 

- Sì, bravo. Siccome loro spesso sono in situazioni dove fanno i militari o sono inglobati in una situazione militare tipo quella dove sono due carcerati no?




 - Ah, sì sì.

 

- Ed allora li fanno marciare, e lì ho fatto, l'ho prevista questa cosa di una piccola marcia. All'epoca lavoravo molto sulle idee, sui temi, più che sullo “score”.

 

- Allora. Mi sono trascritto più o meno i film che ha fatto per Stanlio e Ollio, però revocando la sua carriera in televisione, il suo primo contatto con Giancarlo Governi risale a “Supergulp!”

 

- Esatto.

 

- 1977 qui leggo. Esattamente, è da lì che l'ha conosciuto?

 

- No, guarda, è stata una cosa casuale conoscere Giancarlo. Io sono nato a Piazza del Colosseo, 4, palazzo davanti al Colosseo. Al numero 9, c'era una ragazza che io nel '74 ho sposato, è stata mia moglie per qualche anno. Lei aveva un negozio al numero 9, noi andavano a mangiare nel ristorante della Safa Palatino. E lì c'è stato per anni uno stabilimento di edizione cinematografica. Cosa vuol dire? Moviole, stanze con le moviole, trascrizione da musica a magnetico, e tutto quello che era prima lo stabilimento. Anche un teatro di posa, c'era. E lì c'era poi una mensa, un piccolo ristorante, e c'era questa Marcella, che era la cuoca e proprietaria della mensa, e faceva da mangiare in maniera splendida: famose le polpette di Marcella. Prima lo stabilimento era gestito da Tatiana Casini e Mario Morigi, due colonne degli stabilimenti editing del cinema romano. Tatiana è stata la montatrice di Alberto Sordi. Loro avevano questo stabilimento, si lavorava, c'erano i montatori, si faceva il missaggio, c'era Mario Morigi che è stato uno dei più grandi missatori di cinema, uno dei primi, credo che abbia inventato anche delle cose per il cinema, non so se abbia addirittura fatto modifiche sostanziali sulla “Pressa Catozzo” [strumento per tagliare ed incollare le pellicole, n.d.r.]. Immaginati che noi andavamo a magiare là, io suonavo, facevo il musicista, nel ‘74-‘75 già avevo fatto un sacco di cose, la mia carriera era iniziata discretamente bene, facevo il bassista, tu sai che la seconda parte della mia vita diciamo professionale è dedicata alla composizione, la prima parte io ho fatto il suonatore, quando avevo 17 anni già suonavo. In quel momento lavoravo con Romano Mussolini, nel suo quintetto-quartetto, facevamo concerti in tutta Italia, nel mondo, vivevo di quello, facendo il bassista. Però incominciavo a fare i miei primi dischi di sonorizzazione, le mie prime composizioni, ed a un certo punto è accaduto che mi sono trovato in questo ristorante, e Tatiana Morigi che noi conoscevamo perché veniva a mangiare all'ora di pranzo, dove si riunivano un po’ tutte le sue maestranze, mi fa: “Ah tu fai il musicista, ora ti faccio conoscere uno della RAI che è importantissimo!”, “Magari”, ho detto io, perché sai a noi “poveri musicisti” è importante che qualcuno ci dia una mano! E così un giorno mi presenta Giancarlo Governi, il quale mi disse subito, “Ah lei fa il musicista, mi faccia sentire qualcosa”. Io due, tre giorni dopo gli portai un disco che avevo fortunatamente fatto, già di musiche mie. Giancarlo ascoltò questo disco, e qualche giorno mi disse, “Ah lo sa che lei è molto bravo, complimenti mi è piaciuta molto la sua musica, vuole fare un lavoro per me?” (ride), “Veramente, non chiedo altro!”, e mi dice, “Ci servirebbe che lei facesse delle musiche per Supergulp, lei lo conosce vero?”, ed io, “Certo!”. In verità era una cosa per bambini, quindi per me non erano di mio interesse, né avevo seguito la trasmissione. E mi chiese subito di fare le musiche dell’Uomo Ragno e dei “Fantastici Quattro”. Quindi mi presentò Guido De Maria, che era la persona che aveva comprato i diritti dell’Uomo Ragno. Siccome non c'erano le colonne internazionali, bisognava rifare tutto, abbiamo rifatto tutto il doppiaggio, ed io ho fatto le musiche. E anche lì le ho realizzate a “tema”, nel senso c'erano un sacco di film da fare, e ho fatto varie situazioni musicali, soprattutto “crime music”, e ce le ho ancora tutte, le ho anche pubblicate.

 

- Quindi "Supergulp" è stata la prima esperienza con Giancarlo Governi, ma la prima in RAI?

 

- E' una bella domanda, perché come compositore…Sì, mi pare di sì, ma non mi ricordo, forse la prima importante sì, se si esclude la sigla di un programma Rai del 1971 che si chiamava “Tg l’una”.

 

- Ok. Lei ha citato Guido De Maria, che è un grande amico di Bonvi.

 

- Sì.

 

- Quindi, Bonvi, arriviamo a “Sturmtruppen”, nel 1980.

 

- Sì, perché poi Giancarlo è uno che ha sempre considerato che “squadra che vince non si cambia”, perché diciamo che abbiamo iniziato a collaborare con un buon esito, soprattutto per merito delle sue trasmissioni, non certo per le musiche, perché le musiche erano una parte piccola rispetto alla forza delle trasmissioni che lui ha creato… veramente per me è stato un maestro.

 

- Per quello che mi posso ricordare, da piccolino c'erano molti programmi di nostalgia…

 

- Ma più che nostalgia, la chiamerei “Memoria storica”, perché Giancarlo si è prefissato una specie di compito preciso, cioè quello di non far dimenticare grandi personaggi o quanto meno di farli conoscere al grande pubblico.

 

- Infatti “Due teste senza cervello” è stato l'unico programma in Italia dedicato a Stanlio e Ollio…

 

- Sicuramente. Io comunque ti posso dire che so che per fare questo programma Giancarlo andò in America e fece un giro di qualche mese attraversandola, dove intervistò, Hal Roach, Marvin Hatley.. mi ricordo che mi disse, “Guarda, l'intervista di Hatley è sensazionale”, perché lui aveva un pianoforte, non so se ti ricordi l'intervista, lui suonava un piano dove suonava le sue cose, e poi aveva tutta una serie di altri strumenti a percussione, suonava con i piedi, proprio come un “One Man Band”...eh, vecchietto, già ottantenne ma ancora bravissimo.



 

- Non ha seguito Governi?

 

- Non sono andato in America con Giancarlo, ma queste cose che ha riportato non solo me le sono viste, ma le ho anche approfondite, non dico come te che sei enciclopedico, ma sono andato a leggere i libri su Stanlio e Ollio, anche perché a me incuriosiva, a me è sempre piaciuto entrare dentro la materia  che vado poi a trattare dal punto di vista musicale, soprattutto perché non conoscevo a fondo...Ecco Giancarlo mi ha dato la possibilità di conoscere a fondo questi personaggi, come ad esempio Totò, ho fatto anche un lavoro per Totò...




 

- Governi è stato un grande biografo di Totò.

 

- Sì, secondo me è stato il più bravo…Immagina un giovane come me, quando ho fatto “Supergulp” avevo credo trent’anni, e immaginati un giovane a cui si offre una possibilità di entrare nel mondo della televisione dalla porta principale, io ero sicuramente un bravissimo bassista, e a questo ho sempre tenuto, ma niente come compositore, non avevo ancora fatto grandi cose. Insomma, sono belle le persone che te ne danno la possibilità, oggi non ce ne stanno più tante, è molto difficile che ti diano fiducia sulla base di una sensazione, perché lui aveva sentito il disco, e lì è stato fortunato perché ho sempre fatto… abbiamo sempre fatto delle cose discrete, quantomeno io vado fiero di tutta una serie di cose che ho fatto per Totò. Come “Malafemmena” di Fausto Leali. Un disco che andò in classifica. Nel 1980 Giancarlo mi disse avrei dovuto arrangiare questa canzone. Chiesi a Pino Daniele, a Bennato, ma Pino mi disse che avrebbe cantato solo le sue canzoni, mentre Bennato non so per quale motivo non la fece, così su suggerimento di Governi, scegliemmo Fausto Leali,. Lo abbiamo fatto allo Studio Quattrouno, quello di Claudio Mattone, quindi immaginati un arrangiamento un po’rock. In quel momento Fausto Leali era in una fase un po’calante, e ripartì con questa sigla. Ancora quando lo rivedo, mi da delle grandi pacche sulle spalle, mi è rimasto grato.



- E Sturmtruppen?

 

-  Facemmo una serie di puntate, sei o otto mi pare, di cartoni animati disegnati da Bonvi, il che per lui era una cosa rara, ha fatto anche “Nick Carter” è vero, però diciamo “Sturmtruppen” erano cartoni animati in semi animazione, cioè non erano animati completamente. Lì hanno perfezionato quella che era l'idea iniziale di “Supergulp!”.

 

- Nelle puntate che visto, mi ricordo la sigla che ha fatto lei, molto divertente, che tra l'altro è una delle [poche] cose che ha fatto che si trovano su internet.

 

- Bravo, perché uscì un disco.

 

- Ecco, ma le voci che sento nella sigla -

 

-Eh, canto io! (ridiamo) 

 

- L'ho risentita ultimamente, mi sembrava infatti, ma che personaggio fa?

 

- Faccio il tedesco gay: “Dalla casetta in trincea, popopò”... L'ho fatto con nastro accelerato. 

Io mi ricordo perfettamente quella riunione di registrazione, perché chiamai poi a farmi il coro quelli che generalmente facevano i cori le sigle per i cartoni animati “Manga”, un gruppo di ragazzi inglesi di Liverpool, con a capo Douglas Meakin, che ha fatto un sacco di queste sigle, anche come autore, lui lavorava molto alla RCA, e la RCA aveva l'appalto di tutte queste sigle dei cartoni, che vendevano un sacco di dischi, perché come ti ho già detto le sigle tv veicolavano dei successi musicali. 



 

- Rileggendo la sua biografia, leggo nomi con cui ha collaborato, nomi a dir poco straordinari. Baglioni, Pino Daniele, Renato Zero, Minghi, Rino Gaetano nel tour del 1979, Venditti.

 

- Guarda con Venditti ho fatto una cosa molto curiosa. Noi eravamo amici, ma non abbiamo suonato mai insieme, se non nel primo disco di Rino Gaetano, e ti dico subito la storia. Noi eravamo un gruppo di ragazzi promettenti musicisti o promettenti cantanti artisti, tra cui Antonello che ancora non aveva fatto niente. Noi facevamo capo a una casa discografica distribuita dalla RCA che era la IT DISCHI ITALIA di Micocci con annesso la casa discografica di Vianello e Franco Califano a nome APOLLO RECORDS. Noi stavamo lì, sperimentavamo, cercavamo di scrivere le canzoni, io stavo là anche senza far niente, con gli amici, Antonello Venditti, Renato Zero, Roberto Corrado…Ti dico subito che il gruppo (da ragazzi) eravamo io, Loredana Berté, Renato Zero, Mia Martini, e lui [Zero] era quello classico rompipalle che chiedeva sempre le sigarette, il passaggio con la macchina, era un personaggio carino, ma era una 'piattola'!! [scherzando]...quando poi io suonai nel primo disco di Renato, “No mamma no”, non ebbe molto successo, ma venne al mio matrimonio, facemmo vita sociale insieme, poi cominciammo a scrivere canzoni con lui, io poi avevo altri pensieri, volevo suonare il jazz, ero ambizioso, volevo diventare un grandissimo bassista…




 

- E con Venditti fate “I lupi”, nel 1977, disco di Ivan Graziani nel quale Venditti appare come “collaboratore artistico”. Con ordine, lei de “L'Inno del corpo sciolto”, cantata da Roberto Benigni, lei curò le musiche?

 

- No in quel caso ho solo suonato. Però ci tengo a dirlo, come fu con Sordi, perché mi è capitato di fare delle cose con degli artisti importantissimi, io ero nella sala registrazione con Benigni, con Sordi, dove appunto abbiamo realizzato questi due brani. Puoi immaginare con Benigni ci siamo divertiti come matti. Con Sordi idem, ma anche con Paolo Conte, siamo stati una settimana a lavorare per un disco alla RCA, e ci siamo raccontati le barzellette, abbiamo cazzeggiato dalla mattina alla sera perché lui è una persona così, fantastica.




 

- Sordi, con “E va, e va…”. Cose storiche!

 

- Ma noi non avevamo la sensazione di partecipare ad una cosa diciamo "storica". Molto spesso le cose accadono nostro malgrado, inconsapevolmente, perché dopo ce ne accorgiamo, perché me lo dicono. Per me era il lavoro. Già il fatto che andasse il giovedì o il venerdì in prima serata era una cosa storica.

 

- Appunto, a chi è venuta l'idea di fare un documentario sulla vita e l'opera di Stanlio e Ollio in RAI? A Governi o su commissione?

 

- No, all'epoca (1983-84) Governi era un dirigente di una RAI a cui era molto più legato, più sensibile rispetto a come è oggi. Lui progettava e proponeva monografie sugli artisti, e quella di Stanlio e Ollio è stato uno dei suoi successi personali più grandi. Diciamo che il suo proposito era di rivalutare artisti il cui successo si era intiepidito, raffreddato. Un valido esempio è anche Totò, che Giancarlo ha aiutato a riscoprire. C'era un periodo che andavano al Mignon, un cinema d'essai di Roma, cicli di film di Totò e che letteralmente ogni sera si riempiva. Giancarlo ha avuto l'idea, in un momento che era stato dimenticato, di riportalo in auge. Andava dal capostruttura della sua Rete e proponeva programmi del genere; quindi, l'idea su L&H è venuta sicuramente a lui. 

 

- La disponibilità era soprattutto economica, perché mi immagino Governi tornare dall'America con valigione di materiale.

 

- Lui è tornato con valigie piene di nastri e anche di dischi di Stanlio e Ollio, che mi ha regalato e che tuttora conservo. Si è rifatto alle biografie di Bann e di McCabe, ma per questa sua capacità di raccontare le storie il programma è stato un grande successo. Allora non c'era l'auditel, ma Giancarlo mi parlava di otto - nove milioni di spettatori.

 

- C'era l'argomento per ogni puntata, la comica finale, le interviste.

 

- E' stato il programma più importante che io abbia mai fatto, anche come ritorno economico è andato bene! Anche perché le comiche sono state riproposte. Sì, sono affezionato a Stanlio e Ollio. Giancarlo ha anche scritto un libro su di loro.

 

- Lei mi ha detto di essersi ritrovato questi film completamente muti.

 

- Sì, vero, trenta film, è stato bellissimo rivederli, pescavo le musiche cercando ogni volta di seguire la situazione comica, come hai potuto vedere, il risultato è stato buono!

 

- Cronologicamente, lei ha iniziato con le comiche mute o con i sonori, dove l'audio mi ha detto era rovinato?

 

- L'audio, la colonna sonora, era completamente assente, non esisteva più. 

 

- Senta, sul corto “Double Whoopee” le chiedo una cosa. Quel film era muto ma alla fine degli anni Sessanta si lavorò ad una edizione doppiata dagli americani. Lei ha fatto la stessa cosa con lo staff di doppiatori e le sue musiche, ma lo sapeva di questa casualità? 

 

- No, non ci credo! E chi lo sa perché facemmo! Non è che erano i cartelli in inglese?

 

No, proprio doppiato!

 

­- Io comunque ti dico, sono questi che leggo dall’elenco: 32 muti + 14 sonori, fra corto e lungometraggi. Quindi furono 46 film rifatti.

 

Queste sonorizzazioni, leggo, sono state trasmesse anche da Blob Soup, con il quale ha avuto problemi di diritti.

 

Sì, molti problemi. Sia con Blob Soup, che non aveva assolutamente dichiarato la cosa alla SIAE, e con le videocassette, quella della Curcio Editore (1989), poi fallita subito dopo, e mi sono fatto dare i diritti in tempo. 

 

- Parlando di Guido Leoni, direttore di doppiaggio con Giorgio Ariani e Enzo Garinei, ho notato come loro per primi si lamentassero di certe libertà negli adattamenti dei dialoghi. Un esempio, “They Go Boom”, pieno di battute per nulla fedeli all'originale...

 

- Dici che prendeva delle licenze discutibili? Ma io questo non te lo so dire perché ovviamente non ho questa tua conoscenza dei dialoghi originali, però a me sembrò tutto attinente, a parte qualche licenza...



- Due domande sulla sua carriera. Cosa ricorda di Renato Rascel?

 

Rascel era un altro straordinario con il quale ho avuto fortuna di lavorare ma anche sfortuna perché è stato difficile, verso la fine della sua carriera. Con lui ho fatto “C'era una volta Io, Renato Rascel”, nel 1986. Era difficile come persona, sia perché era già molto anziano, ma anche perché la sua malattia, la senilità precoce, aveva raggiunto un livello molto avanzato, questo suo morbo, l'Alzheimer, che lo portava a dimenticare presto le battute che aveva appena detto. Allora per fare questo lavoro sono andato a casa sua per un anno, dove cercavo nel suo archivio momenti musicali della sua vita, perché mi era venuta la “malaugurata” [sempre ironico] idea di proporre a Giancarlo un concerto che ripercorresse la sua carriera musicale. Momenti del concerto sarebbero stati inseriti poi nel programma tv. Non fu cosa facile perché Rascel nella sua carriera aveva scritto innumerevoli canzoni. Io andavo da lui per chiacchierare sulla scelta dei brani. Lo stesso Giancarlo ammise, quando cominciammo a diventare matti, che c’erano troppe canzoni, tant'è che questo concerto ha rischiato di essere abortito. Rascel, durante una esecuzione a Bologna, non voleva più rientrare in scena, è stato un momento veramente drammatico! Il teatro era pieno, la gente entrò a ingresso gratuito... ma come dico spesso, ognuno ha avuto il suo Vietnam, ecco io l'ho avuto con lui. No, veramente, Renato è stata una cosa molto dura. Cioè io mi sarei divertito molto di più, se non avessi avuto questa responsabilità. Uno stress che mi sono portato anche a casa...

 

- Questo capita quando si lavora con i "vecchi leoni".

 

- Lui era poi un vecchio leone ferito. Un po’ perché era stato messo da parte dal mondo dello spettacolo, un po’ perché aveva questa malattia… e si abbatteva per questo. Però come dire, è stata un'esperienza della mia vita, a chi interessa il racconto, la vita di Renato Rascel! Poi c'era Governi che mi premeva, “Sbrigati, bisogna fare la sigla”, e la sigla doveva farla Rascel. Alla fine, la scrissi io, perché Rascel non scriveva più da anni, io gli telefonavo, “Renato, c'è questa cosa da fare”, e lui (imitandolo), “Sì, adesso la scrivo, adesso la scrivo” ... Governi premeva da una parte, io premevo dall'altra, un giorno Renato mi telefona, “Io c'avrei una cosarella Piero, vieni qua da me?”. Lui abitava a Via delle Tre Madonne, in una casa bellissima. Lì c'era ancora il figlio Cesare, che oggi è musicista. Vado a casa sua, lui prende la chitarra, e con grandissima difficoltà fa un accordo di re maggiore. Fa questo accordo e canta, “E cammina, cammina” ... Basta. Fine. Tutto qui quello che aveva scritto. “E Cammina, cammina”. Io allora pazientemente ho preso la chitarra e ho sviluppato il pezzo insieme a lui. Si dimostrò d'accordo, diceva, “Si si, bravo, continua così, ecco questo!” Alla fine, l'ho fatta tutta io! Venne fuori questo brano, “Cammina cammina”. Io ho ancora il disco, credo unico, di questo concerto. Ne avranno stampate cento copie, ma come puoi leggere, il brano non l'ho firmato io, ma “Governi-Rascel”. (legge sull'etichetta), “Registrato al teatro Europa di Bologna il 7 e l'8 maggio 1986”.

 

- E Sordi?

 

- Non è stato per niente difficile. Sordi l’ho conosciuto tramite Giancarlo, con lui fece “Storia di un italiano”, e lì non c'entro nulla, io con loro ho fatto una cosa con Monica Vitti, non citata, di cui curai le musiche. Io feci quattro puntate per le quali fui pagato 2 milioni di lire, stiamo nel '78 giù di lì, impazzii perché non avevo mai visto una cifra simile prima! [La trasmissione si chiamava "Qualcosa di Monica… In Via Confidenziale", con regia di Roberto Russo]. Comunque, con Sordi si trattò di qualche cena, e di “E va, e va”. Parole di Migliacci e musiche di quel geniaccio di Claudio Mattone. Ha collaborato anche con Arbore.

 - Beh, e Joe D'Amato. 

 

- Ah, beh, fichissima storia quella con Aristide. 

 

- Io sono riuscito a vedere un suo film, musicato da lei, "La casa 3 - Ghosthouse".

 

- Okay, guarda. Quella [con D’Amato], diciamolo onestamente, fu una storia casuale. Adesso si guardano questi film come se fossero particolari, quando poi in realtà erano film mediocri - 

 

- Beh, D'Amato è famoso per il ruolo ricoperto nel cinema erotico. 

 

- Si. Lì mi sono dato molto da fare, anche nell'horror splatter, nell’erotico di Serie B.

 

- Le interviste che lo riguardano ne parlano sempre di una persona gentile.

 

- Si, molto carino, ho voluto molto bene ad Aristide. C'era complicità. Mi manca molto come amico, quello che puoi vedere non per forza tutti i giorni, ma saltuariamente, scherzavamo molto, mi veniva incontro anche quando per questi film non mi rientravano i soldi. Poi ho scoperto che questi film sono diventati un culto nel mondo.

 

Adesso li chiamano "Stracult". Sono stati rivalutati autori come Antonio Margheriti, Stelvio Massi, Sergio Corbucci.

 

- Si, con Edoardo (il figlio) Margheriti ho fatto " Black Cobra 3 - Manila Connection", del 1990. Io poi ero un grande appassionato di quei film horror, io me ne andavo con un mio amico nei cinema pidocchietti (cioè piccoli e sperduti), e me li sono visti tutti, come quelli con un'attrice orribile, Barbara Steele. Quando si è trattato di lavorare ad un horror come “La casa 3 – Ghosthouse”, mi ci sono tuffato senza pensarci. Poi ti dico che il titolo “La casa” non era stato depositato al copyright, quindi poteva essere utilizzato senza problemi. Lo fece Umberto Lenzi e prodotto da Massaccesi. 

 

- Ha lavorato tantissimo alla televisione. Una sigla che mi ricordo, quella di “Videocomic”.

 

- Quella sigla è una storia...la prima volta che ho utilizzato un computer per fare musica, io che ero cresciuto con la musica suonata dal vivo, fu per me difficile da capire, io poi comprai l'attrezzatura senza saperla usare. Giancarlo mi commissionò questa sigla, tra l'altro non mi è mai stata pagata dalla RAI… ma comunque era un brano di Jessel, “La Marcia dei soldatini di legno”. Io ne feci una elaborazione elettronica, e c'era una slot-machine dove appariva il volto del personaggio. Ci misi una settimana per farla perché dovetti farla due volte, perché sbagliai una funzione del computer, e la cancellai; quindi, fui costretto a rifarla un'altra volta. 

 

- Due sigle ancora, Italiaride e Ritratti. La prima è molto simile a quella di Totò Rap. 

 

- Si si, bravo, io continuai quel filone perché funzionava molto. Provai a fare la stessa cosa per Sordi, ma non piacque a Governi. Riprovai quando Governi presentò, nell'estate del 1999 credo, un ciclo di film di Sordi, si chiamava "Albertone RAP", durava neanche un minuto. Però di "Ritratti" io feci le musiche all'interno del programma, non la sigla, che è un brano di classica. 





- A giugno [del 2006, n.d.r.] per “Ritratti” sono andate in onda due puntate dedicate a Stanlio e Ollio, che effetto le ha fatto riprendere le musiche da lei create 21 anni fa?

 

- Mi ha fatto molto piacere, poi io sono intervenuto al montaggio per verificare i tagli, tu l'hai visto?

 

- Come no.

 

È la stessa storia poi, raccontata con lo stesso stile del “"Due Teste” ma come avrai visto, con un ritmo più veloce. Fortunatamente avevo ancora quel disco di sonorizzazione, quindi ho potuto inserire dei brani dove furono tagliati in precedenza. Guarda tornare sulle vecchie cose apre sempre un aspetto della coscienza che avevi chiuso, io poi ho una mentalità che guarda sempre avanti, io adesso sto facendo un percorso a ritroso, sarà per via dell'età, e quindi tutto torna nella normalità... A 60 anni cominci a pensare a quello che hai fatto, meno a quello che farai perché sei meno motivato. Io ho ancora questo studio che, come vedi, è fermo, perché non ho trovato dei ganci per andare avanti; è cambiato anche il nostro lavoro, fortunatamente io ho fatto più cose prima, non so oggi un giovane come farebbe...

 

Diciamo qualcos'altro. Lei non ha fatto molto cinema.

 

- È vero, non ne ho fatto molto. 

 

- Dice che è una delle motivazioni perché non ha sfondato?

 

- Bravo, esatto. Puoi fare televisione, tanta, ma è fare cinema, quello importante, ad esempio di comporre per film come “La Vita è Bella”, che ti da lustro. 

 

- Io continuo a dire, almeno da appassionato, qualcosa di veramente importante lo ha fatto, insieme a tutta la squadra (Governi, Ariani e Garinei), rilanciando la storia, i film di Stanlio e Ollio, a cominciare dal libro, penso la prima vera biografia pubblicata in Italia, l'analisi delle loro gag. 

 

Si, Governi ha sempre fatto questa opera di rilancio, come fu per Anna Magnani, Nannarella, Il Grande Airone, cioè Fausto Coppi. Ha questa capacità di raccontare le vite di persone che hanno avuto un'esistenza di grande valore. 

 

(il discorso degli aneddoti si allaccia ovviamente a Laurel e Hardy; al di là delle storie sul loro modo di lavorare insieme, ci soffermiamo sulla loro popolarità in Italia e del loro passaggio a Roma nel 1950; a questo proposito, Montanari mi parla di un famoso fan della coppia, Mussolini)

 

Io ho fatto intervistare Romano Mussolini, con cui suonavo, da Giancarlo, perché il papà, il Duce, a Villa Torlonia aveva una sala di proiezione privata, e ogni sera si faceva proiettare comiche di Stanlio e Ollio. “Il Grasso e il Magro”, li chiamava il Duce.

 

- Quindi, alla fine, tu dici che la mia carriera è stata brillante, al di là di Stanlio e Ollio?

 

Sicuramente, lei ha fatto brevi capitoli, ma uno più importante dell'altro! Quanto è importante il lavoro di Governi lo si vede anche grazie al suo contributo, ma non solo per L&H, ma anche - non so - quel vostro programma su Montesano in due puntate.

 

Si, molto interessante come programma. Ma vedi, io non è che ho bisogno di affermazioni, il mio pensiero rispetto ad una professione è che deve arrivare ad un culmine, che non ho ancora toccato. Adesso ho diversificato il mio lavoro, faccio anche l'editore musicale. Non mi piace moltissimo. Devo ancora capire cosa farò da grande. 



Andrea Ciaffaroni, Piero Montanari,
Giancarlo Governi, Benedetto Gemma

L’intervista finisce così, con Piero che mi ringrazia e mi regala una copia in cd di quel disco di sonorizzazione contenente alcuni brani usati per Stanlio e Ollio. Nel 1985 era uscito anche un disco 45 giri con il suo arrangiamento della famosa canzone “Honolulu Baby”, cantata da Ariani e Garinei, e nell’altro lato il brano “Stan and Babe”, la sigla del programma di Governi. Ricordo di aver chiamato Benedetto Gemma quella sera stessa. Decidemmo di recuperare tutti i brani e cercare di farne un CD per gli appassionati. Recuperare e rimasterizzare quel materiale fu davvero difficile. Piero aveva due cd nei quali aveva messo alcuni brani presi dall’unica fonte che credeva di avere, delle cassette digitali “Dat”, ormai finite in disuso, certo preziose ma che presentavano numerosi problemi. C’erano brani che si mutavano nel mezzo, ad esempio. La cosa fu in parte risolta con dei nastri a due piste che aveva Piero, che andammo a riversare dapprima a pagamento, ma il risultato non soddisfacente ci fece finire, grazie all’amico Francesco Piccardo, allo studio del compianto compositore e musicista Detto Mariano, che aveva la strumentazione necessaria. Scoprimmo che la sonorità di quei nastri era completamente recuperabile ma avevano parecchia muffa e per non rompere i macchinari di Detto, fu necessario scaldarli nel forno e sui termosifoni (!), e poi si dovette controllare le registrazioni in tempo reale. A volte si doveva fermare tutto e ripartire dopo una accurata pulizia del lettore. Altro grosso problema furono i diritti. Erano della Rai, della Warner? Neanche i diretti interessati erano sicuri di saperlo. Il budget fu in gran parte tirato fuori dalla generosità di tre soci del club “Noi siamo le colonne”, fra cui lo Sceicco Tiziano, e ci fu una distribuzione nazionale organizzata con altrettanta bontà (e nessun lucro) dalla Digit Movies di Luca Di Silverio. La perfettibilità del suono poi fu ottenuta da alcuni espertissimi ragazzi del forum di SigleTV.net. Alla fine, il materiale fu abbastanza per riempire due CD musicali: Piero era contento, e a noi non chiese un centesimo di diritti. In seguito ebbe qualche dissapore con la SIAE per alcuni dei brani citati (storia lunga), ma anche per molte cose fatte in passato. Quando il cd uscì, nel 2010, organizzammo una serata alla biblioteca “Tortora” di Roma condotta dall’autore TV Stefano Cacciagrano, alla quale presero parte Governi, Piero, Nuccio Di Staso, noi fan. Ne ho un bel ricordo, soprattutto perché Piero toccò con mano la sua diciamo “fama” come musicista: forse fu quest’occasione a spingerlo, tramite i social, a cominciare a raccontare molti momenti passati della sua carriera. A volte lo incontravo ai vari “Music-day” di Roma; in uno in particolare ricordo che assieme trovammo una copia di quel 45 giri di Stanlio e Ollio ad un prezzo stracciato, lo comprai e me lo feci firmare. Il venditore si accorse dopo chi aveva avuto davanti e provò a ricomprarmelo a 100 euro! Ce l'ho ancora, fra le cose più care che conservo nel ricordo del caro Piero. L’ultima volta che lo sentii fu quando seppi che era caduto dalla bicicletta, riportando, come si dice a Roma, un bel po’ di “bozzi”. “Piero che fai, come Fantozzi?”, gli dissi. Era una persona dolce, divertente, generosa. Quando ho saputo ieri della sua improvvisa e inaspettata scomparsa sono rimasto piuttosto dispiaciuto. Ho risentito un pezzo audio molto raro che recuperammo dai suoi archivi con Benedetto, dalle musiche di “Sturmtruppen”, con Piero (e forse anche Bonvi) che registra nello studio di Claudio Mattone un effetto sonoro di un colpo di tromba accompagnato da una pernacchia: quattro take, esilaranti, con Piero che scoppia a ridere ogni volta.

Perché è col sorriso che dobbiamo ricordare.

sabato 1 ottobre 2022

Was that "Ladroni" or "Ladrones"?

Dear friends,

Pardon us for not writing very often; we have been very busy with our activities dedicated to the work of Laurel and Hardy – last but not least, helping Rai TV with their important project of seriously restoring the Italian editions of their films – that we almost forgot our own blog.

 

Today, however, we come back to it to comment on some news that has been making the rounds among fans for a few days now. According to official press releases, the next edition of the Giornate del Cinema Muto in Pordenone, an event that we hold very dear, one of the most prestigious ones in the world in terms of rediscovery and promotion of silent cinema, will host a special event dedicated to Laurel and Hardy. The occasion, we read, is the screening of the "Italian version" of Night Owls (1930) titled Ladroni (Thieves).

 

This news could be of the uttermost importance, as it would not be the usual 20-minute short film that we are used to seeing on TV, but the first phonetic version dubbed directly by Laurel & Hardy in Italian and – at least until today – considered lost.

 

A brief history recap to remember exactly what it is all about. In 1929, Laurel and Hardy started making sound films and, as dubbing (or post-synchronization, as it would be better called it in this case) did not yet exist, to overcome the obstacle of the multilingual market, the Roach Studios adopted the somewhat cumbersome practice to have the actors act in different languages: Spanish, German, French… and Italian.

 

The first short film made with this technique was in fact Night Owls. Simultaneously with the English version, a Spanish version was shot, replacing the supporting cast scene by scene with native Spanish speakers. This version, titled Ladrones, ran 15 minutes longer than the English version: it included sequences that Laurel himself had decided to discard from the final American cut, and even a different ending.

 

Having achieved great success with audiences in Spanish-speaking countries, Hal Roach decided to use the same technique to expand the distribution of the film to other markets, including Italy. And here's the surprise: unlike what happened later with other short films, this film was not reshot in Italian. Several months after having made the film in Spanish, Roach hired sound engineers to post-synchronize the Italian dialogues on this version, taking advantage of the similarity in lip movements between both languages. (Sometime later, the same trick would be used for some sequences in the Spanish version of Berth Marks.) The result was far from perfect, but it was in fact the team’s first film “dubbed” in Italian, probably – we repeat: probably – by Laurel & Hardy themselves. The sound was also recorded on four discs of the Victor Talking Machine Company, using a technique already employed to post-synchronize some silent films with music and effects, to be able to distribute them in theatres already equipped for sound.

 

According to research conducted a few years ago, this hypothesis was confirmed in the online archive of Victor: the four disc codes (MVR-54999, MVR-61101, MVR-61102, and MVR-61103) are dated August 25 and 26, 1930, approximately eight months after the release of Night Owls and Ladrones. Furthermore, the Roach Studios records report that both versions have the same length: 3306 feet, i.e. 1021 meters, about 37 minutes of projection time. A unique case, at least according to the documents, among the phonetic versions shot by Laurel and Hardy up to that time.

 

Ladroni was successfully released in Italy in early 1931, paving the way for the first and only phonetic version shot in Italian by Stan and Babe: Muraglie (Pardon Us). Since then, all traces of Ladroni and Muraglie have vanished. Subsequent post-war dubbings made any attempt to preserve those precious first Italian versions redundant, effectively rendering their recovery or restoration impossible.

 

In the press release by Le Giornate, we read that the research group "SOS Stanlio e Ollio" (founded, according to what we read online, with “the aim of promoting cultural initiatives of various kinds aimed at the national and international promotion of the work of the famous artist couple, and to safeguard and digitally recover the Italian versions of the films they made”) is said to have recovered the “negative scene” of the Italian phonetic version of Ladroni at the George Eastman House in Rochester (NY). However, it is a silent copy, since the “negative scene” was made separately from the “sound negative” – ​​provided that the latter really existed: we cannot know for sure whether the Roach Studios relied exclusively on Victor records or not back in 1930.

 

The footage and screen capture of the film (at 1080p only) accompanying the press release show that Ladroni is indeed Ladrones post-synchronized in Italian, in fact confirming what has been stated until now. It is therefore a duplicate of the Spanish negative, with all of its inherent problems, which however retains the original MGM opening credits translated into Italian. This is the only real news.

 

Good news? Up to a certain point.

 

Our concerns regarding this “recovery” (it is a bit difficult to call it a “restoration”) are about what will be screened in Pordenone this October. The press release, also published on the festival's Facebook page, reports that “[the research group] took care of the meticulous reconstruction based on the Spanish Ladrones edition, retaining for the soundtrack noises and a few almost identical phonemes in both languages. This way, you will be able to hear Oliver Hardy's voice in a joke, albeit a very short one, in Spanish-Italian”.

 

The statement raises some questions. For example, how is it possible that this “meticulous reconstruction” reproduces only a single Italian sentence in a 37-minute film? Granted, Laurel & Hardy speak very little in the film, but that is not the case with the other performers. We therefore decided to ask the festival directly for clarification, through its official Facebook page. The festival forwarded our request directly to the project managers. We quote their answer verbatim: “[...] the Italian vintage soundtrack is currently unavailable but being partially reconstructed based on the Spanish one [...] it was decided to keep sounds, noises and some identical phonemes, inserting a musical commentary only for some very brief scenes”.

 

So the footage of Ladroni – which, as we have stated, is identical to Ladrones – has been combined with some sounds from Ladrones. In other words: the “recovery” carried out by SOS Stanlio & Ollio is Ladrones but with Italian titles. Given that the same procedure could easily be applied to any other Spanish phonetic version by Laurel & Hardy, the choices that have been made for the reconstruction cause further perplexity. Based on which criteria did they decide that some sentences were fine and others were not, leaving only a single line in Oliver Hardy's “Spanish-Italian”? Not to mention the choice of inserting a musical commentary, albeit in “some very short scenes”, which – if confirmed – would constitute a real arbitrary interpolation.

 

Over the years, Le Giornate del Cinema Muto have given Laurel & Hardy scholars and admirers real rarities: in 2015, the European premiere of The Battle of the Century, in the most complete version seen since 1927 (we also talked about it in this article). We are therefore surprised that a festival with forty years of history on its shoulders, a reference point for cinephiles, researchers, historians, and archivists, has decided on this occasion to provide a platform for an operation like this.

 

An operation from which, as Oasis no. 165 of the “Sons of the Desert” international association, we can only firmly distance ourselves.

 

In any case, still on the subject of Laurel & Hardy, we point out that this year, Le Giornate will present restored editions of the films Rupert of Hee-Haw (1924), a parody of Rupert of Hentzau starring Stan Laurel solo and directed by Percy Pembroke (he short film will also be available online) and Long Fliv the King (1926) with Charley Chase and Oliver Hardy, directed by Leo McCarey.

 

Stefano Cacciagrano

Nico Cartenstadt (English translation)

Andrea Ciaffaroni

Benedetto Gemma

Gabriele Gimmelli

Valerio Greco

Luca Mauli

Nunziante Valoroso


CLIC HERE FOR THE ITALIAN VERSION.

martedì 20 settembre 2022

Ladroni o Ladrones?

Cari amici, 

Finale di "Ladrones" ma nella versione inglese, poi tagliato

Ci dovete scusare se non scriviamo così spesso; abbiamo avuto un bel po’ da fare con le nostre attività dedicate all’opera di Laurel e Hardy – ultima ma non ultima, aiutare la Rai nel loro importante progetto di restauro serio delle edizioni italiane dei loro film – che quasi ci stavamo scordando del nostro blog.
Oggi però lo riprendiamo per commentare una notizia che da qualche giorno sta facendo il giro degli appassionati. Stando ai comunicati ufficiali, la prossima edizione delle Giornate del Cinema Muto di Pordenone, manifestazione che ci è molto cara, fra le più prestigiose al mondo per quel che riguarda la riscoperta e la valorizzazione del cinema muto, ospiterà un evento speciale dedicato a Stanlio e Ollio. L’occasione, leggiamo, è quella della proiezione della “versione italiana” di Night Owls (1930), intitolata Ladroni.
Una notizia di straordinaria importanza, poiché non si tratterebbe del solito cortometraggio da 20 minuti che siamo abituati a vedere in TV, bensì della prima versione fonetica recitata da Laurel & Hardy direttamente in italiano e – almeno fino a oggi – considerata perduta.

Breve premessa storica per ricordare esattamente di che cosa si tratta. Nel 1929 Laurel e Hardy avevano iniziato a girare film sonori e, non esistendo ancora il doppiaggio (o post-sincronizzazione, come sarebbe meglio chiamarla in questo caso), per superare l’ostacolo del mercato multilingue gli Studi Roach adottarono l’espediente, un po’ macchinoso, di far recitare gli attori nelle diverse lingue: spagnolo, tedesco, francese… e italiano.

Il primo cortometraggio realizzato con questa tecnica fu appunto Night Owls. In contemporanea con la versione inglese, ne venne girata una in spagnolo, rimpiazzando scena per scena gli interpreti secondari con altri madrelingua. Questa versione, intitolata Ladrones, durava 15 minuti in più rispetto alla versione inglese: includeva infatti sequenze che lo stesso Laurel aveva deciso di scartare dal final-cut americano, e addirittura un finale differente.


Ottenuto un grande successo di pubblico nei Paesi ispanofoni, Hal Roach decise di sfruttare la stessa tecnica per ampliare la distribuzione del film ad altri mercati, inclusa l’Italia. Ed ecco la sorpresa: a differenza di quel che avvenne in seguito con altri cortometraggi, le sequenze della versione spagnola non vennero rigirate in Italiano. Diversi mesi dopo aver realizzato il film esclusivamente in lingua spagnola, Roach incaricò i fonici di post-sincronizzare dei dialoghi italiani su questa versione, approfittando della somiglianza fra i movimenti labiali delle due lingue. (Tempo dopo, lo stesso stratagemma verrà utilizzato per alcune sequenze della versione spagnola di Berth Marks). Il risultato era tutt’altro che perfetto, ma di fatto si trattava del primo film della coppia “doppiato” in Italiano, probabilmente – ribadiamo: probabilmente – dagli stessi Laurel & Hardy. Il sonoro venne inciso inoltre su quattro dischi della Victor Talking Machine, secondo una tecnica già impiegata per post-sincronizzare alcune pellicole mute con musica ed effetti, in modo da poterle distribuire nelle sale già equipaggiate per il sonoro.

 

Secondo quanto è stato ricostruito alcuni anni fa
, l’ipotesi trova conferma nell’archivio online della Victor: le matrici dei quattro dischi (MVR-54999, MVR-61101, MVR-61102, e MVR-61103) sono datate 25 e 26 agosto 1930, vale a dire circa otto mesi dopo la distribuzione di Night Owls e di Ladrones. Inoltre, i registri degli Studi Roach riportano che entrambe le versioni hanno lo stesso metraggio: 3306 piedi, vale a dire 1021 metri, circa 37 minuti di proiezione. Un caso unico, perlomeno stando ai documenti, tra le versioni fonetiche girate da Laurel e Hardy fino a quel momento.

Ladroni uscì con successo in Italia agli inizi del 1931, aprendo la strada alla prima, vera e sola edizione fonetica girata in italiano da Stan e Babe: Muraglie. Da allora, di Ladroni e di Muraglie si sono perse le tracce. I successivi doppiaggi del dopoguerra hanno reso superfluo ogni tentativo conservazione di quelle preziose versioni italiane, di fatto rendendone impossibile il recupero o il restauro. 

Dal comunicato stampa diffuso dalle Giornate si legge che il gruppo di ricerca “SOS Stanlio e Ollio” (fondato, secondo quanto si legge in rete, con “lo scopo di promuovere iniziative culturali di varia natura tese alla valorizzazione in campo nazionale ed internazionale dell’opera della famosa coppia di artisti e di salvaguardare e recuperare in digitale le versioni italiane dei film da loro interpretati”) avrebbe recuperato il “negativo scena” della versione fonetica italiana di Ladroni presso la George Eastman House di Rochester (NY). Si tratta tuttavia di una copia muta, dal momento che il “negativo scena” era realizzato separatamente dal “negativo sonoro” – sempre che quest’ultimo sia davvero esistito: non possiamo sapere con certezza se nel 1930 gli studi Roach si appoggiassero esclusivamente ai dischi della Victor oppure no.

Il metraggio e gli screencapture del comunicato stampa (a soli 1080p) della pellicola mostrano che Ladroni è effettivamente Ladrones post-sincronizzato in italiano, di fatto confermando quanto affermato fin qui. Si tratta dunque di un duplicato, con tutti i difetti del caso, del negativo spagnolo, che però conserva i titoli di testa originali MGM tradotti in italiano. Questa è la sola vera notizia. 

Una buona notizia, insomma? Fino a un certo punto.

Le nostre perplessità relative a questo “recupero” (si fa un po’ fatica a chiamarlo “restauro”) riguardano prima di tutto che cosa verrà proiettato a Pordenone il prossimo ottobre. Il comunicato stampa, pubblicato anche sulla pagina Facebook del Festival, riporta infatti che “[il gruppo di ricerca] ha curato la meticolosa ricostruzione sulla base dell’edizione spagnola Ladrones che ha conservato la colonna sonora di rumori e pochi fonemi pressappoco identici nelle due lingue. Si potrà così sentire la viva voce di Oliver Hardy in una battuta, seppure brevissima, in ispano-italiano”.


Il comunicato fa sorgere alcune domande. Per esempio, come è possibile che questa “meticolosa ricostruzione” riporti un’unica frase in italiano su un film di 37 minuti? Nel film Laurel & Hardy parlano poco, è vero, ma gli altri interpreti no. Abbiamo deciso quindi di chiedere lumi direttamente al Festival, tramite la pagina ufficiale Facebook. Il Festival ha inoltrato la nostra domanda direttamente ai responsabili del progetto. Citiamo testualmente la loro risposta: “[…] la colonna sonora italiana d’epoca risulta ad oggi irreperibile, ma essendo parzialmente ricostruibile sulla base di quella spagnola […] è stato scelto di mantenere suoni, rumori e alcuni fonemi identici, inserendo solo per alcune brevissime scene un commento musicale”. 

 

Dunque sulle immagini di Ladroni – che, come si è detto, è identico a Ladrones – è stato operato un missaggio recuperando il sonoro da Ladrones. Detto altrimenti: il “recupero” effettuato da SOS Stanlio & Ollio è Ladrones ma con i titoli in italiano. Ebbene, posto che la stessa operazione potrebbe essere tranquillamente effettuata con qualunque altra versione fonetica in spagnolo di Laurel & Hardy, a destare ulteriori perplessità sono le scelte che avrebbero guidato la ricostruzione. Sulla base di quali criteri è stato deciso che alcune frasi andavano bene e altre no, lasciando una sola battuta in “ispano-italiano” di Oliver Hardy?  Per non parlare della scelta di inserire un commento musicale, sia pure in “alcune brevissime scene”, che – se confermata – andrebbe a costituire una vera e propria interpolazione arbitraria.


Nel corso degli anni, le Giornate del Cinema Muto hanno regalato a studiosi e ammiratori di Laurel & Hardy autentiche rarità: valga per tutte, nel 2015, l’anteprima europea di The Battle of the Century, nella versione più completa che si fosse mai vista dal 1927 (ne abbiamo parlato anche noi, in questo articolo). Ci sorprende quindi che un Festival con quarant’anni di storia sulle spalle, punto di riferimento per cinefili, ricercatori, storici e archivisti, abbia deciso in quest’occasione di dare spazio a un’operazione di questo tipo.

Un’operazione davanti alla quale, come Oasi n. 165 dell’associazione internazionale “Figli del Deserto”, non possiamo che prendere fermamente le distanze.

Ad ogni modo, sempre a proposito di Laurel & Hardy, segnaliamo che quest’anno le Giornate presenteranno l’edizione restaurata del film Rupert of Hee-Haw (1924), una parodia di Rupert of Hentzau interpretata dal solo Stan Laurel per la regia di Percy Pembroke (Il cortometraggio sarà disponibile anche online) e di Long Fliv the King (1926), con Charley Chase e il solo Oliver Hardy, diretti da Leo McCarey.


Stefano Cacciagrano

Nico Cartenstadt 

Andrea Ciaffaroni

Benedetto Gemma

Gabriele Gimmelli

Valerio Greco

Luca Mauli
Nunziante Valoroso


CLIC HERE FOR THE ENGLISH VERSION.

martedì 17 settembre 2019

"Stanlio e Ollio" (Stan & Ollie - 2018) esce in Home Video!

La tenda "Noi Siamo le Colonne" è felice di comunicarvi che 

Lucky Red e Koch Media sono liete di annunciare l'uscita ufficiale in DVD e Bluray di...
"STANLIO & OLLIO"
un film di Jon S. Baird, con Steve Coogan (Stan) e John C. Reilly (Oliver).

Dal 19 Settembre sarà possibile acquistarlo in qualunque libreria o store online.

La Copertina del Blu-ray

Stanlio & Ollio, il film diretto da Jon S. Baird con Steve Coogan (Stan Laurel) e John C. Reilly (Oliver Hardy) ispirato al libro Mr Laurel & Mr Hardy. L'unica biografia autorizzata di Stanlio e Ollio pubblicato da Sagoma Editore (e tratto liberamente dal libro di AJ Marriot Laurel & Hardy the British Tours), sarà finalmente disponibile in DVD e Blu-Ray il 19 settembre 2019.

Candidato ai BAFTA nella categoria “miglior film britannico”, il film racconta la storia d’amicizia tra il duo comico più amato della storia del cinema e narra le vicende di Stan Laurel e Oliver Hardy durante la tournée teatrale nell’Inghilterra del 1953.

Una volta raggiunta la vetta del successo Stanlio & Ollio fanno fatica a staccarsi dall’ombra dei propri personaggi e il peggioramento delle condizioni fisiche di Oliver mette a dura prova la loro amicizia.

Il lungometraggio scava a fondo nel rapporto tra i due comici e mette in luce la vita interiore della loro cruciale partnership grazie alle splendide interpretazioni di Steve Coogan e John C. Reilly, quest’ultimo candidato ai Golden Globe 2019 nella categoria “miglior attore in un film commedia o musicale”.

lunedì 3 giugno 2019

Come siamo stati “Stanlio e Ollio”

Amici carissimi,
è passato un mese abbondante da quando il biopic Stanlio & Ollio di Jon S. Baird, con Steve Coogan e John C. Reilly nei panni dei nostri eroi, è uscito nelle sale italiane.
Per chi si fosse perso nelle gozzoviglie del congresso, ne abbiamo già parlato a lungo nell’ultimo post.
Al momento in cui scriviamo, pare che nonostante una robusta concorrenza (Avengers: Endgame prima, Detective Pikachu poi), il film abbia superato i due milioni di euro di incasso e oltre mezzo milione di presenze nei cinema (da fonte Cinetel).

L’edizione italiana del biopic, dopo l’anteprima occorsa a Cinecittà World domenica 28 aprile 2019, ha debuttato nelle sale mercoledì 1° maggio su distribuzione Lucky Red. Il doppiaggio è stato diretto da Rodolfo Bianchi, con la nostra consulenza nelle persone del Gran Sceicco Benedetto “Enciclopedia” Gemma e Stefano Cacciagrano.
I protagonisti hanno le voci di Angelo Maggi (Steve Coogan/Stan Laurel) e Simone Mori (John C. Reilly/Oliver Hardy).

Simone Mori e Angelo Maggi, in una simpatica posa negli studi Margutta di Roma, febbraio 2019 (dal profilo Instagram di Angelo)

Angelo e Simone hanno risposto alle nostre curiosità sul loro lavoro, vediamoli insieme!


Ciao Angelo e ciao Simone! Innanzitutto vivi complimenti per il vostro lavoro e la vostra carriera.
Angelo: Grazie mille.
Simone: Grazie. Non parliamo già di “carriera” che mi sento vecchio! (ride)


Eravate già appassionati di Stanlio e Ollio prima di questo film?
Angelo: Sì, ma certo, anzi! Ricordo che quando ero piccolo erano programmati tantissimo, erano dei film straordinari. Loro stessi erano veramente straordinari. Sono stati i più grandi comici della storia del cinema, hanno creato una serie di comici che poi si sono ispirati a loro. Erano anche molto vicini ad altri grandi come Charlie Chaplin e Buster Keaton.
Simone: Beh sì, io ci sono cresciuto! Appartengo alla generazione in cui il sabato si facevano correre i genitori da scuola, e per un pelo riuscivamo a vedere la sigla di Oggi le comiche. Ne trasmettevano tantissime, ma la maggior parte era tutta dedicata a Stanlio & Ollio. Avrò visto le loro scenette cento volte, conservo ancora alcuni filmini muti in Super 8! La scala musicale la potrei rigirare, o scene come “arrivedòrci, arrivedòrci” quando partono in macchina, sono straconosciute per me.


Come avete conosciuto il film di Baird?
Angelo: Avevo sentito del film perché aveva come protagonista Steve Coogan, che ho doppiato per la prima volta in Philomena. Avendolo già fatto sono stato chiamato dal direttore di doppiaggio per interpretarlo in questo film.
Simone: Il film originale non l’ho visto. Lo sono venuto a sapere più tardi, visto che c’era John C. Reilly come protagonista: avendolo già doppiato tante volte sono stato chiamato dal direttore che, insieme al cliente, ha deciso che andavamo bene.


Avete seguito una preparazione particolare per il doppiaggio?
Angelo: Io ho letto il libro Mr Laurel & Mr Hardy, che mi ha regalato Stefano, un libro interessantissimo sulle loro vite. Non ci sarei mai arrivato se non fosse stato per Steve Coogan, che interpretava il personaggio di Stan Laurel - e di Stanlio - in un film. Poi Stefano e Benny mi hanno mandato tantissimi contributi, con clip, anche un paio di lungometraggi, riferimenti di comiche che poi loro interpretano nel film, quindi me li sono rivisti.
Simone: Avevo letto qualcosa su di loro in passato, conoscevo abbastanza la storia, non sapevo che Oliver Hardy fosse un giocatore, sapevo delle mogli, ma per il resto... era un divo stellare. Benedetto e Stefano, prima dell’inizio del doppiaggio, mi hanno mandato un DVD dove c’erano tutte le scenette che avremmo avuto nel film, sia in originale che con il doppiaggio di Alberto Sordi e Mauro Zambuto, poi anche Carlo Croccolo e Franco Latini, Giorgio Ariani ed Enzo Garinei... Sono stati carinissimi, erano presenti e a volte chiedevamo loro qualche consiglio, un paio di scenette me le sono fatte leggere da loro. Il mio unico “training” è stato sentire quel DVD, ma le comiche le conoscevo a memoria.


Quanto è durato il doppiaggio del film?
Angelo: Beh, per quanto mi riguarda, non più di una settimana. Tutto il film non saprei sinceramente, forse un paio di settimane.
Simone: Non ricordo di preciso, erano normali turni di doppiaggio secondo i tempi di un cinematografico, quindi non tantissime righe ad anello.


Eravate al leggio insieme?
Angelo: No, no, mai, sempre in colonna separata. Rispetto a venticinque anni fa, oggi in sala di doppiaggio non si lavora quasi più insieme. Preferiscono semplificare, avere un suono più pulito lavorando su un’unica colonna.
Simone: Non abbiamo fatto insieme neanche un turno. Qualche anno fa si usava, si facevano vedere i film prima in originale, ma succedeva in pochissimi casi, io ricordo ad esempio Forrest Gump. Ormai niente, vai in sala, e lo fai in sala.


Curioso, allora la foto di Angelo su Instagram insieme?
Angelo e Simone: Ci siamo incrociati.
Angelo: Io uscivo, lui entrava...
Simone: ...e abbiamo fatto la foto.


Come avete affrontato i famosi accenti storpiati che da sempre caratterizzano Stanlio e Ollio in italiano?
Angelo: Allora, intanto cominciamo subito col dire che quando si doppia un film come questo, da parte della distribuzione e del direttore di doppiaggio, i protagonisti non sono i “veri” Stanlio e Ollio. Sono Steve Coogan e John Reilly, due splendidi attori, che a loro volta interpretano altri due attori in un film che verte tutto sulla loro vita privata. Tranne piccole scene sul palco, parliamo di caratterizzazioni di cinque minuti su circa due ore film, insomma, una piccola cosa. Io ho cercato di usare questa voce di testa, un po’ portandola su, mentre in tutto il film Steve Coogan, che ha una bella voce baritonale come la mia, parla normalmente. Abbiamo cercato di caratterizzarli dando loro questo accento noto.
Simone: Come sai, loro non fanno assolutamente nessun accento in originale, come invece conosciamo in Italia. Quindi si è creato il problema quando fanno le scenette in teatro, rifacendo comiche che tutti abbiamo già visto, perché nella vita li abbiamo fatti parlare normalmente. Gli americani, soprattutto sul cinematografico, vogliono l’aderenza a quello che viene fatto in originale. Per cui non sapevamo cosa avrebbero scelto, e abbiamo fatto tutte le scenette in due versioni: normali, e con un leggero accento. Non hanno voluto che facessimo il verso a Sordi e Zambuto, giusto “arrivedòrci”“uova sode e nòci”, niente di più. Forse la scenetta più lunga è quella dell’ospedale, ma alla fine saranno quattro battute, non è che siano complete.
Angelo: C’era questa indecisione se mandare la versione che nell’immaginario collettivo degli italiani è “certo che siiì” (caratterizzato), o “certo che sì” (piatto). Si percepiva che fossero più orientati per la versione non caratterizzata, e pure il rischio che non andasse bene, che gli appassionati potessero disertare il film.


Alla fine, nel film gli accenti sono stati mantenuti.
Angelo: Sì, alla fine è la versione caratterizzata, una scelta anche logica a parer mio.
Simone: Sì, lo so. Però c’è una cosa che non hanno messo: la canzone Guardo gli asini che volano nel ciel. Come sai, in originale è tutta un’altra canzone, altra musica, altre parole... mentre in italiano avevano scelto un motivo che andasse bene per il film, con un altro testo. Nel film loro fanno questo balletto in teatro, e io ho proprio cantato “Guardo gli asini...”! Però non l’hanno montata e hanno lasciato la vecchia canzone originale, secondo me sbagliando, perché molta gente non l’avrà riconosciuta. Anche “stupìdo” non viene mai detto, nel film non ci sono scene dove fosse richiesto o lo dicesse chiaramente.


Il cast di doppiatori comprende molti grandi nomi, sia per le mogli e l’impresario, sia anche altri ruoli più piccoli.
Angelo: Sì, Rodolfo ha questa caratteristica: io ho lavorato con lui tantissimi anni, per tantissimi film, e alcune volte anche per ruoli piccoli. Lui lavora così, un po’ come fanno in America. Gli attori americani non si spaventano quando fanno un film, anche per dire “buongiorno” può esserci un asso della recitazione, perché loro sono così. È in Italia che c’è un altro modo di pensare, ma come si è sempre detto in passato, non esistono piccole parti, ma piccoli attori.
Simone: Un film è così, ci sono tante parti, c’è Tiziana Avarista che fa mia moglie, Claudia Razzi che fa la moglie di Stanlio... Tutte le parti vanno coperte, poi Rodolfo, insomma, è uno che tende a chiamare attori “di nome”, anche per le parti piccole. Secondo me è un’ottima scelta, lui lo fa spesso. Anche se hai una battuta e te la dice un professionista esperto, è meglio rispetto al primo che passa, quindi è una scelta che condivido.


Tutto a beneficio del film finito, naturalmente.
Angelo: Sì. Io il film completo l’ho visto in sala al cinema Adriano, mi è piaciuto molto. Un bel film, recitato benissimo da attori straordinari. Doppiato anche bene, con attori bravissimi, pure l’impresario doppiato molto bene da Francesco Prando. Un doppiaggio ottimo.
Simone: Purtroppo non ho modo fisicamente di andare al cinema in questo periodo, per cui lo vedrò più comodamente a casa. Ho parlato con la responsabile della Lucky Red e mi ha detto che è andato abbastanza bene anche per le loro aspettative. Poi è uscito in concorrenza con gli Avengers, che chiaramente lo hanno tritato, ma era prevedibile. Però pensavano peggio.


È davvero piacevole constatare come la vostra passione si affianchi alla professionalità del vostro lavoro.
Angelo: Eh sì, è vero. Io mi sento, come dire, onorato. Mi sento molto “dentro” la cosa, lo devo dire. Sono contento di aver dato un piccolo contributo alla storia, anche se ho doppiato un attore, Steve Coogan, che interpreta un altro attore, Stan Laurel. I riferimenti al loro “essere” Stanlio & Ollio nel film sono relativi, non sono moltissimi, però noi abbiamo dato questa caratterizzazione rifacendoci a quello che è sempre stato fatto in passato. Il primo Zambuto, il grande Franco Latini, fino a Garinei, insomma...
Simone: Beh, è un caso, non è sempre così. Se avessi fatto il film sui Doors, io che non ne sono appassionato, non ne avrei saputo niente. Ma ciò non toglie che l’avrei fatto comunque al meglio. Per noi è abbastanza facile perché andiamo dietro all’originale. Anche se non conosci l’argomento, è più magari il direttore che si deve documentare e spiegarti, ma Bianchi è uno dei più grossi, quindi da quel punto di vista ci sentivamo tutelati.


Pensate che oggi Stanlio & Ollio abbiano un riconoscimento diverso rispetto a mezzo secolo fa?
Angelo: Oggi purtroppo non c’è una grande programmazione, insomma, non c’è una prima serata dove Rai Tre trasmette alle nove un film di Stanlio & Ollio. Dovrebbero essere veramente un po’ riportati in TV, farli vedere alle nuove generazioni, perché sono stati un po’ dimenticati. Mia figlia ha quindici anni e non li ha mai visti, mai visto un film, perché non è mai capitato di assistere ad una serata in televisione.
Simone: Mio figlio li ha visti qualche volta, gli piacciono ma non è che lo facciano impazzire. La generazione è troppo successiva, già a vedere il bianco e nero si sente fastidio. Esistono quelle brutte copie a colori, che venivano fatte all’epoca, ma sapendo che Stanlio & Ollio partono in bianco e nero, senti subito che è “finto”. Già mi ha fatto strano doppiare il film che era a colori! Comunque il film è carino, dedicato alla loro vita... pensavo che andasse meno bene, che fosse un po’ di nicchia, che solo la mia generazione potesse essere interessata, invece ha avuto una buona distribuzione e so che ha incassato bene.


Se in futuro ci fosse un seguito del film, o un ridoppiaggio delle comiche, sareste automaticamente richiamati?
Angelo: Mah, non credo che si farà mai una cosa del genere. Ci sono state parecchie coppie di doppiatori... in ogni caso non è che siano legati a me e Simone. Nel film sono Coogan e Reilly, ma penso che altrimenti si farebbero dei provini, almeno credo. Magari mi chiamano a fare il provino, o magari mi sbaglio...
Simone: Non c’è più bisogno ormai... Se fossero andate perdute le colonne originali bene, ma se fossero solo rovinate, ormai con la digitalizzazione si aggiusta tutto. SE rifacessero Stanlio & Ollio si sentirebbero di più Sordi e Zambuto, quelli che erano ridoppiati perché rovinati li hanno sistemati. Alla loro epoca il sync era un po’ diverso, c’era un’attenzione molto minore, infatti vedere la roba vecchia, per noi che siamo dell’ambiente, delle volte sono veramente dei cazzotti nell’occhio. Però è stato mantenuto tutto, a costo di avere un cattivo sync, abbiamo rispettato i testi originali, proprio i classici di Alberto Sordi e Mauro Zambuto.

Per salutarci, ci regalate una chiusa come farebbero Stanlio e Ollio?
(attimo di concentrazione...)


Giunti a questo punto, non possiamo che ringraziare calorosamente i nostri amici Angelo e Simone per la passione, la simpatia e il tempo che ci hanno dedicato, e con l’occasione mandiamo loro anche le più grandi congratulazioni per i Nastri d’argento che hanno vinto proprio pochi giorni fa per Stanlio & Ollio.
Le testimonianze fotografiche sono gentilmente concesse dallo stesso Angelo Maggi, attivissimo sui social con i suoi profili Facebook e Instagram.

Angelo e Simone ricevono il Nastro d’argento per il loro doppiaggio, 29 maggio 2019 (dal profilo Instagram di Angelo)
Adesso che tutto è schiarito, chi ha dato un’occhiatina al film avrà un motivo in più per gustarselo, mentre chi non l’ha ancora visto ha ancora tempo, in alcune sale le proiezioni resistono!

Semper unanima cum fide.

domenica 31 marzo 2019

Pronti!... motore... azione!


Rieccoci!
Anche se non ce ne siamo mai andati, è segno che non siamo tornati.

Dallo scorso ottobre, un evento importante ha catturato l'attenzione di tutti i Figli del Deserto sparsi per il mondo: l'uscita nei cinema del primo lungometraggio biografico dedicato a Stanlio & Ollio. Desiderato, bramato, registrato, e adesso anche... recapitato.
Il film è incentrato su Stan e Babe affaticati dagli anni e dal declino della loro fama in America, e sul tour che intrapresero nel 1953 tra Regno Unito e Irlanda. I nostri eroi sono interpretati da Steve Coogan (Stan) e John C. Reilly (Ollie), di origine rispettivamente inglese e americana, esattamente come gli originali.

Steve Coogan e John C. Reilly nei panni di Stanlio e Ollio, all'epoca delle riprese di Way out West (1937)
Diretto dal regista scozzese Jon S. Baird e scritto da Jeff Pope (sceneggiatore del film drammatico Philomena, con protagonista proprio Steve Coogan), il film è prodotto dalla Entertainment One e dalla BBC.
Il primissimo trailer in inglese è stato pubblicato su YouTube il 18 settembre 2018, e al momento in cui scriviamo ha superato il milione di visualizzazioni. La prima proiezione è avvenuta durante il 62° BFI London Film Festival (10-21 ottobre 2018), per un pubblico dove fez e bombette la facevano da padroni assoluti.
Le reazioni sono state estremamente positive, le performance di Coogan e Reilly giudicate eccezionali (qui un simpatico speciale dedicato alla sessione di trucco, sottotitolato in italiano).

Reilly e Coogan, con kilt e bombette, alla première nel Cineworld Cinema di Londra, durante il BFI (21 ottobre 2018)
Per i fortunati che non hanno saputo aspettare, il film è stato proiettato anche a Roma durante la Festa del Cinema (18-28 ottobre 2018) presso l'Auditorium Parco della Musica, con la partecipazione dello stesso cast sul red carpet e per le conferenze stampa.
Anche in quest'occasione le lodi non sono mancate.
E noi eravamo in mezzo a loro, avendo anche potuto collaborare per i sottotitoli italiani del film.

Reilly, Baird e Coogan sul "tappeto rosso" del Festival del Cinema di Roma (24 ottobre 2018)
Nonostante le tante nomination, il film non è riuscito a sfondare tra i Golden Globe o gli Oscar. John C. Reilly si porta però a casa la vittoria come miglior attore (Boston Society of Film Critics for Best Actor) e miglior trucco (San Diego Film Critics Society Awards for Best Body of Work).
In ogni caso, ora l'attesa sta per finire: su distribuzione Lucky Red, il film è stato finalmente doppiato e l'uscita nelle nostre sale è prevista per mercoledì 1° maggio 2019.

Inutile dire che l'argomento doppiaggio, soprattutto a proposito di Stanlio & Ollio, è un tema molto delicato e che può suscitare curiosità, tra rispetto della tradizione e necessità di adeguarsi ad una platea che in cinquant'anni è molto cambiata.
Chi scrive è fiducioso nel risultato finale, contando sul fatto che i due protagonisti avranno le voci di due grandi professionisti del nostro panorama: Angelo Maggi (Tom Hanks, Bruce Willis, Robert Downey Jr, Gary Oldman...) e Simone Mori (David Schwimmer, Seth Rogen, Omar Sy, Ice Cube...), i quali hanno anche già doppiato Coogan e Reilly in film precedenti.

Angelo Maggi, voce di Stan Laurel, e Simone Mori, voce di Oliver Hardy (screenshot dalle interviste di enciclopediadeldoppiaggio.it su YouTube)
Consiglio spassionato: andatelo tutti a vedere, vous ne le regretterez pas.
Nel frattempo, zuppa, noccioline, e il trailer in italiano:



E qualche altro link dedicato: la pagina su Lucky Red, quella Facebook e il canale Instagram.
Semper unanima cum fide.